Correva l’anno 1965 a York, e in quel del museo si chiedevano se i loro coraggiosi acquisti si sarebbero rivelati una buona operazione. Sono passati anni 55 e finalmente la risposta è arrivata ed positiva. Fra le carte di Luigi Pericle ho trovato e tradotto questo testo del ’65. Molto particolare la domanda finale ai posteri e la risposta che oggi possiamo dare come posteri, è una situazione da film. Alla fine del testo trovate la chicca !

Due quadri astratti di Luigi Pericle    

Il termine “arte moderna” sta diventando obsoleto perché quello che la gente chiama arte moderna ha ormai cinquant’anni e in ogni caso ogni arte era moderna ai suoi tempi. La modernità di Giotto o Rembrandt ha sconvolto i tradizionalisti dell’epoca e l’incomprensione che gli impressionisti hanno incontrato è ancora presente dopo cento anni. Poiché però la gente ha imparato che non tutto ciò che non può comprendere è quindi una sciocchezza ed è pronta ad accettare tutto ciò che non comprende appieno, è prevalsa la tendenza opposta, quella di accettare l’incomprensibile troppo prontamente e acriticamente per paura di essere lasciati indietro.

Va quindi detto che un’immagine non è né buona né cattiva per uno dei due motivi di cui sopra. Non è necessariamente buona se può essere facilmente compresa, né è necessariamente buona perché sfida la comprensione. Ma allora a che punto siamo nei nostri giudizi e nei nostri standard ? Siamo esattamente nel luogo in cui l’artista è approdato, nel mondo della libertà personale di espressione e di creazione. L’artista stabilisce i propri standard e i propri obiettivi, e noi possiamo individualmente accettarli o rifiutarli. Questo ci porta a una valutazione puramente soggettiva, e questa è la verità prevalente, ma in un mondo di valutazioni soggettive un’istituzione ufficiale come una galleria d’arte dovrebbe idealmente essere in grado di mantenere uno standard oggettivo e cercare di valutare una validità oggettiva nel mondo della creazione soggettiva. Che questa sia o meno una possibilità che dobbiamo lasciare ai filosofi o all’opinione dei posteri. Siccome non possiamo “aspettare”, dobbiamo decidere qui e ora. Questo la nostra Galleria lo ha fatto, forse in prima linea, con la decisione di acquistare due dipinti di un artista moderno il cui lavoro sembra indicare lo sviluppo del pensiero nella pittura del futuro. I due dipinti di Luigi Pericle (Giovanetti) sono stati acquistati dall’artista, perché è nostra ferma convinzione che nel lavoro di Pericle il pensiero pittorico trovi un’espressione formale del tutto valida. Non solo è un maestro artigiano, raro tra gli artisti viventi, ma un uomo dall’immaginazione controllata, fecondo nella scoperta di forme pittoriche legate a forme di pensiero. Nel suo lavoro ci sembra fare di lui un’eco reale o un modello di una forma di realtà già esistente sul piano delle potenzialità. Tutte queste proposizioni non sono conclusive come prova o argomentazione, cioè dove l’arte si differenzia dalla logica. O meglio, l’arte ha una logica che non è soggetta alle forme della logica verbale, ma è soggetta all’impressione sull’occhio e sulla mente con cui intendiamo la complessità dei processi di pensiero. Nell’opera di Pericle, più chiara, più riflessiva e più astratta di molti quadri contemporanei, i problemi vengono elaborati fino alla loro conclusione finale. Se la nostra valutazione è corretta, la “provvisorietà della soluzione” sarà riconosciuta nel prossimo futuro. Se ciò dovesse accadere, non solo avremo acquisito due bellissime immagini, ma anche la soddisfazione di poter rimandare i futuri spettatori a questo numero di PREVIEW.

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