Gli gnostici dividevano l’umanità in tre gruppi:
- Ilici (hylikoi): Sono gli esseri dominati dalla materia (hyle). Completamente immersi nei desideri carnali e materiali, sono incapaci di comprendere le realtà spirituali e non hanno speranza di salvezza.
- Psichici (psychikoi): Si trovano a un livello intermedio, dominati dall’anima (psychē). Possono essere salvati attraverso la fede e l’osservanza delle leggi morali (come i cristiani della Grande Chiesa, secondo gli gnostici), ma non possono raggiungere la piena conoscenza (gnosi) riservata agli pneumatici.
- Pneumatici (pneumatikoi): Sono gli esseri spirituali, dotati della scintilla divina e destinati alla salvezza eterna grazie alla loro natura e alla gnosi.
In sintesi, per gli gnostici, l’essere “pneumatico” era uno stato esistenziale superiore, che definiva l’identità spirituale e il destino ultraterreno di un individuo.
Lo gnosticismo è un insieme di correnti filosofico-religiose dell’antichità, che ebbero la loro massima diffusione tra il II e il III secolo d.C., principalmente ad Alessandria d’Egitto e a Roma. Il termine deriva dalla parola greca gnosis, che significa “conoscenza“, in particolare una conoscenza esoterica, intuitiva e salvifica.
Dottrine Principali
La caratteristica fondamentale dello gnosticismo è un dualismo radicale:
- Dualismo Cosmico: Gli gnostici credevano che esistessero due realtà distinte: un regno spirituale superiore, perfetto e governato da un Dio Supremo e ineffabile, e un mondo materiale inferiore, imperfetto e malvagio.
- Il Demiurgo: Il mondo materiale non è stato creato dal Dio Supremo, ma da un’entità inferiore, spesso identificata con il Dio creatore dell’Antico Testamento, chiamato Demiurgo. Il Demiurgo è una figura negativa o imperfetta, e l’umanità è intrappolata nella sua creazione.
- L’Uomo e l’Anima: All’interno del corpo materiale (visto come una prigione), alcuni esseri umani possiedono una scintilla divina, o pneuma, che è parte del regno spirituale superiore.
La Salvezza tramite la Gnosi
Per gli gnostici, la salvezza non si ottiene attraverso la fede o le opere, come nel cristianesimo ortodosso, ma attraverso l’acquisizione della gnosi. Questa conoscenza segreta e rivelata permette all’anima spirituale di riconoscere la sua origine divina e di liberarsi dai legami della materia e dal ciclo delle rinascite, ascendendo al regno del Dio Supremo.
Il ruolo di Gesù Cristo è centrale in molti sistemi gnostici, ma è reinterpretato: egli è visto come un messaggero o un’entità divina che ha portato la gnosis all’umanità, ma spesso la sua incarnazione o la sua passione fisica vengono negate (dottrina del docetismo).
Testi e Influenze
Le dottrine gnostiche furono considerate eretiche dalla Chiesa cristiana ufficiale, che le combatté aspramente. La maggior parte delle nostre conoscenze sullo gnosticismo proveniva inizialmente dagli scritti dei loro avversari (i Padri della Chiesa). Tuttavia, la scoperta dei Codici di Nag Hammadi nel 1945 in Egitto ha fornito l’accesso a molti testi originali gnostici, inclusi i “Vangeli gnostici” come il Vangelo di Tommaso e il Vangelo di Giuda, offrendo una visione diretta delle loro credenze.
1. Che cos’è lo gnosticismo (al di là dei cliché)
La parola “gnosticismo” viene spesso usata in modo impreciso. C’è chi la associa a sette segrete, chi a dottrine bizzarre su demiurghi malvagi e mondi paralleli, chi la riduce a una forma di pessimismo cosmico. Tutto vero, in parte, ma insufficiente.
Se volessimo coglierne il cuore essenziale, potremmo dire così:
Lo gnosticismo è la convinzione che l’essere umano porti in sé una scintilla di realtà divina, addormentata o imprigionata, e che la salvezza consista nel risveglio di questa scintilla attraverso una conoscenza interiore trasformante (gnosi), non solo intellettuale.
La gnosi non è un sistema di idee: è un’esperienza.
Per questo, gli gnostici antichi diffidavano delle credenze puramente esterne, delle autorità religiose, dei rituali praticati senza consapevolezza. La figura del “Demiurgo”, il dio minore che crea un mondo imperfetto, è una metafora potente: indica tutte le forme di potere, discorso, cultura, persino religione, che si sostituiscono al Divino vivo e lo coprono con una rete di ruoli, paure e illusioni.
Lo gnostico non è semplicemente “anti-mondo”: è contro il mondo falso, il mondo dato per assoluto, il mondo delle apparenze non interrogate.
L’universo visibile, per lui, è un misto di luce e velatura.
Non va negato, va attraversato con consapevolezza critica.
Per questo il linguaggio gnostico è pieno di immagini:
– prigioni e catene,
– dormiveglia e risvegli,
– veli sollevati,
– eoni, pleroma, archonti.
Non sono “fiabe cosmologiche”, ma mappe simboliche di uno stato interiore.
2. Gnosticismo e modernità: perché oggi torna a farsi sentire
A prima vista, la nostra cultura sembrerebbe lontanissima da tutto questo. Eppure, se guardiamo meglio, vediamo emergere motivi profondamente gnostici:
– La sensazione diffusa che il mondo sia “truccato”: manipolato da sistemi enormi, anonimi, inaccessibili.
– Il sospetto che le narrazioni ufficiali – politiche, mediatiche, anche religiose – non bastino più.
– L’intuizione che ci sia qualcosa dentro di noi che non coincide con i ruoli, le identità sociali, i profili digitali.
Non a caso, tanti movimenti filosofici e artistici del XX e XXI secolo toccano temi gnostici: l’alienazione, il senso di essere “gettatI” in un sistema cieco, il desiderio di un sapere trasformante. In questo clima, lo gnosticismo non torna come “Chiesa alternativa”, ma come sensibilità diffusa: un rifiuto dell’ingenuità e una ricerca di autenticità radicale.
Ma che cosa significa praticare lo gnosticismo oggi, senza cadere nel gioco infantile del “noi che sappiamo” contro “gli altri addormentati”?
3. Una pratica gnostica oggi: linee di base
Se prendiamo sul serio lo spirito gnostico, possiamo immaginare una pratica moderna che non necessita di setta, guru o dottrina rigida. Piuttosto, una disciplina interiore fatta di alcune assi portanti.
3.1. Conoscenza di sé come smascheramento
La prima forma di gnosi è brutalmente concreta: conoscere le proprie illusioni.
Gli gnostici antichi parlavano di “archonti”, potenze che governano il mondo inferiore. Oggi potremmo associare questa immagine a tutti quei condizionamenti che hanno preso il comando della nostra psiche:
– automatismi emotivi,
– paure ereditate,
– credenze interiorizzate senza verifica,
– immagini di sé costruite dagli altri e dai media.
Una pratica gnostica comincia quando mi chiedo, con radicalità:
– Questo che sto pensando, sentendo, scegliendo… da dove viene davvero?
– È mio o è un “archonte” introiettato, una voce del sistema in cui sono cresciuto?
– Chi parla in me quando reagisco, giudico, condanno, mi esalto?
Non è psicologia da manuale: è un lavoro quasi “ascetico” di discernimento, simile a un esame di coscienza ma laico, ferocemente onesto. Ogni volta che scopro un automatismo e lo vedo, un frammento della scintilla interiore si libera da una prigione.
3.2. La lettura simbolica dei miti e dei testi
Per gli gnostici, i testi sacri non si leggono “alla lettera” ma come stratificazioni di simboli. Questo valeva per i loro vangeli, per l’Antico Testamento, per i miti greci e orientali.
Una pratica gnostica moderna può consistere in una “lectio symbolica”:
– prendere un mito (Eros e Psiche, l’Odissea, il mito di Sophia),
– un testo evangelico,
– o anche un’opera d’arte potente,
e leggerla come se parlasse direttamente di un processo interiore.
Non più: “Che cosa è successo a quell’eroe?”
Ma: “Che cosa questo racconto dice di me, adesso, della mia prigione e del mio possibile risveglio?”
Questa pratica è già in sé trasformativa, se viene fatta con regolarità, in uno spazio silenzioso, magari annotando su un quaderno le risonanze, le immagini, le intuizioni che emergono.
3.3. Meditazione come ricordo del vero sé
A differenza di alcune tradizioni più sistematiche (per esempio lo Yoga o il Buddhismo), gli gnostici non ci hanno lasciato una “tecnica di meditazione” codificata. Ma hanno lasciato qualcosa di altrettanto importante: l’idea che la scintilla divina in noi si risveglia quando ci ricordiamo di essere altro rispetto ai nostri pensieri e alle nostre emozioni.
In pratica:
– sedersi in silenzio,
– osservare ciò che passa nella mente,
– notare le identificazioni (“io sono il mio problema, io sono la mia ferita, io sono il mio successo”),
– e tornare, con pazienza, al semplice fatto di essere coscienza che osserva.
Ogni volta che smetto di identificarmi con un pensiero, un’emozione, un ruolo, accade un micro-atto gnostico: la scintilla si disincaglia per un istante dal mondo fabbricato dal Demiurgo psichico.
La meditazione diventa così un laboratorio quotidiano di “uscita dall’ipnosi”.
3.4. L’etica gnostica: non fuga, ma non-collusione
C’è un fraintendimento ricorrente: lo gnostico sarebbe uno che disprezza il mondo, rifiuta la materia, se ne vuole andare “altrove”.
È vero che molti testi gnostici hanno un tono duro verso il cosmo e i suoi poteri, ma letti in chiave contemporanea possono suggerirci qualcosa di diverso.
Una pratica gnostica oggi non è fuggire nel proprio spiritualismo privato, ma smettere di collaborare alle forme di menzogna e violenza che infestano il mondo:
– non prestare la propria energia a ciò che si sa essere disumano,
– non giustificare il male “perché è così che funziona”,
– non vendere la propria lucidità in cambio di appartenenza, successo, comfort.
L’etica gnostica è una sorta di sobria rivolta interiore: vivere nel mondo, ma non dal mondo. Agire, amare, lavorare, ma senza credere che le strutture di potere, di denaro, di prestigio siano l’ultima parola sulla realtà.
Questo crea, inevitabilmente, un certo grado di solitudine. Ma anche una dignità specifica.
4. Gnosticismo e comunità: è possibile un “cerchio gnostico” oggi?
Gli gnostici antichi non erano solitari assoluti: esistevano scuole, circoli, comunità. Oggi è molto facile scivolare in due estremi opposti:
– o spiritualità totalmente individualizzata, senza confronto, spesso narcisistica;
– o setta pseudo-gnostica che riproduce proprio ciò che lo gnosticismo originario cercava di superare (autoritarismo, dogma, infantilizzazione dei membri).
Una possibile pratica moderna potrebbe essere:
– piccoli gruppi di studio e meditazione,
– senza gerarchie rigide,
– dove il testo (non la persona) fa da centro,
– e il lavoro principale è l’onestà reciproca nello smascherare illusioni e autoinganni.
Non si tratta di “credere tutti la stessa cosa”, ma di condividere il percorso di dis-identificazione dalle narrazioni fasulle: religiose, politiche, psicologiche, spirituali.
Una comunità gnostica, oggi, non è una “chiesa segreta”, ma una rete di persone che si aiutano a non addormentarsi.
5. Gnosticismo, scienza e immaginazione
Una difficoltà in più, nella nostra epoca, è il rapporto con la scienza. Molti rimangono bloccati in un falso dilemma:
– o accetto solo ciò che la scienza conferma, e allora ogni discorso su scintille divine e demiurghi appare infantile;
– oppure rifiuto la scienza e mi rifugio in una mitologia autoreferenziale.
Una sensibilità gnostica matura può assumere una terza via:
– rispettare profondamente il metodo scientifico e le sue conquiste,
– ma riconoscere che esso riguarda il come dei fenomeni,
– mentre la gnosi riguarda il chi e il perché.
La scienza non dice nulla sull’identità ultima di chi osserva.
La pratica gnostica non pretende di sostituirsi alle neuroscienze o alla fisica, ma lavora in un’altra dimensione: quella del senso vissuto, dell’esperienza della coscienza, del valore.
L’immaginazione, in questo quadro, non è evasione: è strumento. Le grandi immagini gnostiche (il Pleroma, la Caduta di Sophia, il Ritorno della scintilla) non chiedono di essere “credute” come fatti storici, ma di essere abitate come paesaggi interni, esplorati con la stessa serietà con cui uno scienziato esplora un laboratorio.
6. Una possibile formula
Se volessimo condensare tutto in una sola frase praticabile oggi, potremmo dire:
Vivere gnosticamente significa coltivare, in ogni circostanza, la consapevolezza che ciò che vedo non è tutto, che ciò che penso di me non esaurisce ciò che sono, e che in me c’è una facoltà più alta – una scintilla – che può riconoscere il vero e liberarsi dall’inganno.
Da qui discendono esercizi molto concreti:
– osservare ogni giorno almeno un automatismo e nominarlo;
– leggere un testo simbolico non per sapere “cosa credevano gli antichi”, ma per vedere cosa rivela di me;
– praticare momenti di silenzio in cui non chiedo niente, ma ascolto;
– verificare, nelle scelte quotidiane, se sto servendo la paura, l’abitudine, il conformismo… o qualcosa di più chiaro.
Non c’è bisogno di abbracciare un’etichetta.
Si può essere “gnostici” nel modo di stare al mondo, senza mai usare la parola.